Green Supply Chain

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La green supply chain

La situazione ambientalistica mondiale lascia alquanto a desiderare. Benché si tratti del pianeta, ovvero della terra che ha donato i natali alla specie umana (e che l’ha premurosamente sfamata) il tasso di inquinamento attuale supera di netto il medesimo prodotto -per fare un esempio- negli anni 60’, 70′ od 80’.

I motivi sono da ricondurre all’evoluzione della globalizzazione, la quale ha certamente vantato un progresso tecnologico stupefacente, ma che, allo stesso tempo, ha portato a un aumento della produzione di sostanze dannose alla terra e all’atmosfera.

Le conseguenze sono state disastrose: oggigiorno, infatti, l’uomo assiste inerme alle ripercussioni delle sue decisioni. Il riscaldamento globale, il clima che sembra portare sciagure ovunque nel mondo, estinzioni di massa e scioglimento dei ghiacciai.

Tuttavia, le grandi potenze hanno deciso di attuare alcune misure, tali più o meno drastiche, atte ad attenuare nel presente -e a estinguere in futuro- l’impatto ambientale causato dall’uomo. Le decisioni prese gravano anche nel settore dell’industria, come giusto e lecito che sia, siccome numerose aziende producenti un determinato prodotto, utilizzano forme di tecnologia meccanica ritenute obsolete o altamente inquinanti. Ciò malgrado, i cambiamenti a cui conformarsi  al fine di rispettare il nuovo tetto prefissato della massima soglia inquinante, appaiono drastici e inutili a molti.

I manager dediti al vecchio stampo della consueta supply chain, rifiutano di attenersi al regime di mutamento aziendale per ragioni ovviamente dovute alla produttività e alla gestione.

 

Significato e considerazione sulla green supply chain

Per antonomasia, la green supply chain è l’insieme di operazioni ecosostenibili che portano alla produzione di un determinato bene o servizio. Si distanzia dalla supply chain usuale dacché quest’ultima può ammettere o meno la specifica di azioni e macchinari nature-friendly.

Ad esempio, la supply chain di un’azienda green potrebbe utilizzare del materiale riciclato per produrre il proprio bene e/o per imballarlo, a differenza di un’azienda che non si è ancora rinnovata, e che dunque non si preoccupa di utilizzare materiali riciclati o a basso impatto ambientale.

 

I vantaggi concernenti da una simile innovazione aziendale, non devono essere presi alla leggera, o ignorati, poiché avrebbero il potenziale di fruttare tanto da un punto di vista meramente economico, quanto dalla soggettiva legata al brand.

Pensandoci un attimo, ci si arriverebbe senza troppi giri di parole: le persone hanno compreso che l’attività umana necessita di un drastico cambiamento o le conseguenze potrebbero risultare fatali per la vita dell’umanità stessa, indi per cui stanno lentamente razionalizzandosi verso un pensiero assai più raffinato e comprendente tematiche a supporto dell’ambiente.

 


<< Che cosa è la Supply Chain >>


 

I vantaggi della supply chain

Il cosiddetto green management, ovvero il “roster” di lavoratori che si occupano di gestire una filiera, hanno ben compreso i vantaggi di  adottare una green supply chain e di conformarsi all’industria 4.0 (o di farlo ulteriormente, qualora l’avessero già fatto in parte). A differenza dei manager che non amano adottare nuovi metodi di produzione all’interno dell’azienda, i sostenitori della catena di approvvigionamento ambientalista hanno potuto godere di tutte le agevolazioni del caso.

Le macchine ecosostenibili che hanno sostituto quelle vecchie ed emettenti una quantità eccessiva di sostanze nocive, potrebbero sì mostrarsi con un prezzo di listino piuttosto elevato, ma lo Stato italiano, grazie all’iperammortamento, alleggerisce di netto i costi legati a questo tipo di miglioramento.

In aggiunta, se si prendesse in esame il consumo di una macchina ad alto impatto ambientale e lo si confrontasse con il consumo di una macchina al passo coi tempi, i risultati potrebbero sembrare imbarazzanti. Difatti, la tecnologia che giace alla base degli strumenti che corrono di pari passo col progresso, consente di limitare i consumi, e permette all’azienda che ne fa uso di risparmiare sensibilmente sui costi di produzione.

 

Lo stesso si potrebbe dire del riciclaggio dei materiali. Le aziende che supportano la green supply chain sono solite mettersi d’accordo con i partner per adottare all’unisono la stessa idea, così risparmiando ulteriormente sui costi (gli esborsi affibbiati all’approvvigionamento  dei materiali, diminuirebbero a vista d’occhio). A questo punto, si otterrebbe una supply chain ecosostenibile e anche più rapida.

Ciononostante, alcuni dettagli legati alla green supply chain e al green supply chain management lasciano ancora a desiderare un numero tutt’altro che modico di manager. Le ragioni che affiancano le loro motivazioni sono tutte da ricondurre alla gestione e alla produttività dell’azienda.

Temono, infatti, che introdurre dei nuovi macchinari ai dipendenti possa rallentare l’andamento della produzione, poiché avrebbero da riformare l’azienda e da istruire i dipendenti. Così facendo, perderebbero del tempo prezioso e con esso del denaro ugualmente -se non di più- utile.

 

In più, considerano i risultati prodotti dalle macchine moderne, alla stregua di miglioramenti previsti per il lungo termine, poiché nel periodo breve, i dipendenti sarebbero costretti  a vedersela con un nuovo metodo di produzione che potrebbe confonderli.

 

Conclusioni

 

Girarci intorno sarebbe alquanto controproducente. La green supply chain rappresenta una miglioria essenziale per ottenere qualcosa di  buono da un futuro che appare nefasto. Oltre a massimizzare gli introiti con uno stile di produzione che aumenterebbe esponenzialmente il life cycle di un bene e che minimizzerebbe i costi per mezzo del risparmio scaturito dai consumi, la catena di approvvigionamento verde non può essere ulteriormente ignorata.

Lo Stato italiano, di solito dormiente, permette di ammortizzare i costi delle macchine e promette di risarcire, entro dieci anni, le aziende che hanno deciso di prendere la via del basso impatto ambientale..

Il passo più faticoso è il prossimo: convincere la restante parte delle aziende a modernizzarsi, magari stilando dei fondi e permettere loro di accedervi come accaduto per il bonus 110%.

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