Sistema Invitalia Startup: requisiti e adesione al network
Costituita nel 2018 per iniziativa dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo, la rete che porta il nome di Sistema Invitalia Startup mette insieme centoventi soggetti attivi sul fronte dell’imprenditoria tecnologica. Ne fanno parte strutture di incubazione e accelerazione, gruppi di investitori informali, poli universitari di valorizzazione della ricerca, veicoli di venture capital e società finanziarie a controllo pubblico, con una copertura che tocca sia le province alpine sia la Sicilia orientale e che si prolunga fino alla California grazie a Innovìt, l’avamposto italiano nella Silicon Valley.
L’ultimo soggetto entrato è il Consorzio Parco Scientifico e Tecnologico Pontino Technoscience, registrato nella provincia di Latina, che porta la rete a presidiare anche la fascia meridionale del Lazio. La partecipazione non prevede alcun esborso e non impegna in esclusiva, però passa dal superamento dei parametri stabiliti nell’Avviso pubblico SIS, che tratta separatamente ciascuna delle nove famiglie di soggetti ammesse.
Chi fa impresa, va chiarito subito, non compare fra gli aderenti: startup e PMI innovative arrivano ai servizi della rete rivolgendosi ai partner attivi nella loro zona, senza pagare nulla.
Sistema Invitalia Startup: chi può entrare e con quali soglie
Quando una struttura di incubazione o accelerazione possiede già la certificazione, l’Agenzia non aggiunge condizioni ulteriori oltre al rispetto delle norme che quella certificazione disciplina. Negli altri casi entrano in gioco parametri numerici, costruiti per accertare che l’attività dichiarata abbia una consistenza dimostrabile.
Un incubatore sprovvisto di certificazione arriva alla soglia se ha impiegato almeno 300mila euro in partecipazioni, oppure se ha movimentato risorse pubbliche di importo comparabile, e se ospita dieci imprese innovative ancora operative, due delle quali abbiano concluso il percorso nell’anno in cui viene inoltrata la richiesta. Sul fronte della proprietà industriale gli servono due titoli ottenuti nei ventiquattro mesi precedenti, oppure quattro pratiche avviate nello stesso arco temporale, mentre sul lato della selezione deve poter mostrare sessanta candidature raccolte. Chi accelera senza certificazione, invece, deve avere alle spalle due anni pieni di operatività, la stessa cifra impegnata in quote societarie oppure dieci imprese passate dai propri programmi nel biennio, e una specializzazione riconoscibile su comparti dalle prospettive elevate.
Fra gli operatori finanziari, le associazioni che raccolgono business angel devono contare trentacinque aderenti e venti operazioni portate a termine nei tre anni precedenti, muovendosi su importi che vanno da 25mila a 500mila euro. I veicoli gestiti professionalmente accedono se hanno chiuso quindici operazioni su imprese in fase iniziale nello stesso triennio, superando nel complesso i dieci milioni, e se sono in regola con la normativa che governa gli OICR. Alle associazioni di categoria il conteggio scende a trenta imprese innovative iscritte, che però devono pesare almeno un decimo sul totale.
Per i parchi tecnologici, i Competence Center e le strutture che si occupano di trasferire tecnologia verso il mercato la valutazione abbandona i numeri e guarda alla sostanza: rapporti stabili con atenei, imprese e organismi che fanno ricerca, ambienti attrezzati per costruire e collaudare prototipi su tecnologie di frontiera, gruppi di lavoro dove convivano profili scientifici e manageriali, una direzione di marcia orientata verso intelligenza artificiale, tecnologie per l’ambiente, digitalizzazione dei processi e manifattura di ultima generazione.
Le finanziarie pubbliche di sviluppo rientrano quando il loro mandato riguarda la ricerca tecnologica oppure le leve finanziarie che servono a rafforzare la competitività, purché siano presenti in bandi europei e in iniziative promosse a livello nazionale, dispongano di risorse e personale destinati allo scopo e possano documentare gli esiti raggiunti, sotto forma di titoli brevettuali, prototipi realizzati o volumi complessivi mossi.
Il punteggio richiesto alle grandi imprese
Per le corporate l’Avviso mette da parte le soglie fisse e adotta una scala di valutazione articolata su sette voci, ciascuna misurata da zero a cinque, con l’accesso che scatta a venti punti sommando i risultati e senza obbligo di raccogliere punteggio su ogni singola voce.
Una delle voci considera le partecipazioni sottoscritte in prima persona, che devono attestarsi su importi non inferiori ai 250mila euro, e vi accosta le acquisizioni eventualmente concluse. Un’altra accerta l’esistenza di un veicolo aziendale dedicato agli investimenti in venture capital, con almeno un’operazione sottoscritta nei dodici mesi appena trascorsi. Pesano poi i progetti di innovazione aperta portati avanti nel biennio, dalle competizioni rivolte alle startup alle maratone progettuali fino agli accordi industriali, insieme alla stabilità delle relazioni costruite con gli hub dell’innovazione e con chi fa incubazione. Completano la scala le somme messe a bilancio e le persone assegnate a queste attività, la coerenza tra ciò che viene realizzato e il percorso tecnologico che l’azienda si è data, e infine gli effetti prodotti sul mercato in termini quantificabili.
Una scala costruita in questo modo lascia spazio a profili aziendali molto distanti tra loro, perché un’impresa che non ha mai costituito un fondo può ugualmente raggiungere quota venti combinando iniziative di innovazione aperta, partecipazioni dirette e una struttura interna ben dimensionata. La scelta apre la rete anche a realtà manifatturiere che presidiano il tema senza essersi dotate di uno strumento finanziario apposito.
Il protocollo d’intesa e le attività condivise
Chi ritiene di rientrare nei parametri segnala il proprio interesse alla casella che l’Agenzia ha predisposto, e a quel punto Invitalia verifica quanto dichiarato. L’ingresso si perfeziona firmando un protocollo d’intesa che non comporta oneri economici né vincoli di esclusiva, resta valido dodici mesi e si rinnova da sé salvo disdetta, da comunicare per iscritto con almeno sessanta giorni di anticipo sulla scadenza.
Il documento pubblicato insieme all’Avviso elenca i terreni su cui la collaborazione prende corpo. Una parte riguarda la preparazione di chi fa impresa, con incontri a distanza, laboratori e percorsi intensivi costruiti intorno alla stesura del piano industriale e all’utilizzo delle agevolazioni disponibili. Una seconda copre il sostegno operativo nella compilazione e nell’inoltro delle richieste. Le voci rimanenti riguardano la ricerca di controparti per capitali e alleanze, le occasioni di incontro tra imprenditori, investitori e aderenti, la comunicazione verso l’esterno di quello che la rete rende disponibile e la messa a sistema dei servizi che ciascun partner porta con sé.
Atenei, parchi scientifici e servizi alle imprese
Oltre al protocollo ordinario, l’Agenzia firma intese di più ampia portata con il mondo universitario, pensate per ridurre la distanza tra i laboratori e il mercato. Hanno aderito finora i due grandi atenei romani, la Sapienza e Tor Vergata, insieme alle università di Foggia e di Palermo e alla LUISS Guido Carli, con la finalità dichiarata di convertire i risultati scientifici in progetti d’impresa e di diffondere una mentalità imprenditoriale attenta all’innovazione e alla sostenibilità.
Sul piano territoriale la crescita passa dai poli scientifici, che portano in dote laboratori, aree per la prototipazione e relazioni già rodate con il tessuto produttivo locale. L’arrivo di Technoscience, annunciato nell’estate del 2026, colloca il consorzio accanto agli operatori certificati che nel Lazio fanno capo a LazioInnova, ZEST, Day One e all’hub della Sapienza dedicato a innovazione e imprenditorialità.
