Quote gratuite di CO2, l’intesa UE sull’assegnazione all’industria energivora fino al 2030
Gli ambasciatori dei Paesi membri presso l’Unione hanno raggiunto mercoledì un’intesa che amplia il volume di permessi di emissione assegnati senza costo agli impianti industriali a elevato consumo energetico per il periodo compreso tra il 2026 e il 2030. L’allargamento delle quote gratuite di CO2 viene stimato dal Consiglio in un beneficio economico vicino ai sei miliardi di euro per i settori interessati.
La motivazione dichiarata dietro la decisione riguarda il contenimento del rischio che le produzioni più esposte al costo del carbonio vengano trasferite al di fuori del territorio comunitario, fenomeno che la letteratura tecnica indica come rilocalizzazione delle emissioni e che vanificherebbe il beneficio ambientale della politica climatica europea spostando le stesse emissioni in giurisdizioni meno regolate.
L’intervento non modifica l’architettura del mercato europeo del carbonio e agisce su un meccanismo tecnico interno al sistema, ossia il metodo con cui si aggiornano i valori di riferimento che determinano quanti permessi spettano gratuitamente a ciascun impianto nella seconda parte della fase in corso.
I numeri dell’accordo tra permessi disponibili e quote rimaste inutilizzate
La posizione concordata dai rappresentanti nazionali prevede di destinare agli impianti interessati circa ottantotto milioni di permessi già presenti nella disponibilità del sistema, riserva che l’aggiornamento dei parametri aveva lasciato senza attribuzione definitiva. A questa quantità il Consiglio ha aggiunto ulteriori trentatré milioni di diritti che erano rimasti fuori dall’assegnazione perché gli impianti a cui erano originariamente destinati non soddisfacevano alcune condizioni previste dalle regole vigenti.
Il totale che ne risulta si avvicina ai centoventuno milioni di permessi, quantità che va distribuita sul quinquennio e che secondo le stime dell’istituzione produce il risparmio complessivo indicato per le imprese coinvolte. Il valore economico attribuito all’operazione dipende evidentemente dall’andamento del prezzo del carbonio sul mercato, variabile che nell’arco di cinque anni può discostarsi in misura rilevante dalle ipotesi assunte nel calcolo.
L’impostazione seguita evita il ricorso al fattore di correzione transettoriale, meccanismo che scatta quando la somma delle assegnazioni richieste supera il plafond disponibile e che riduce in modo proporzionale le quote spettanti a tutti gli impianti, colpendo anche quelli che avevano rispettato i parametri di efficienza. L’utilizzo integrale della riserva disponibile persegue proprio l’obiettivo di scongiurare questo taglio orizzontale.
Come funziona l’assegnazione con i parametri di riferimento di calore e combustibile
Il sistema europeo di scambio delle quote obbliga gli impianti inclusi nel perimetro a detenere permessi corrispondenti al biossido di carbonio emesso durante l’anno, acquistando sul mercato quelli che non ricevono a titolo gratuito. L’assegnazione senza costo viene calcolata applicando parametri di riferimento che rappresentano la prestazione emissiva media del dieci per cento degli impianti più efficienti di ciascun settore.
La misura approvata dai Ventisette riguarda in modo specifico le attività la cui allocazione viene determinata attraverso i parametri relativi al calore e ai combustibili, categoria residuale che accoglie i processi privi di un parametro dedicato al prodotto finale. Vi rientrano lavorazioni diffuse nella chimica, nella trasformazione alimentare, nella carta, nella ceramica e in diversi comparti della meccanica, dove il consumo energetico si concentra nella generazione di calore di processo.
Il funzionamento del meccanismo prevede che i valori dei parametri vengano rivisti periodicamente per tenere conto dei miglioramenti tecnologici registrati dagli impianti di riferimento, con tassi di riduzione annua che nel caso del calore e dei combustibili avevano raggiunto il limite massimo consentito dalla normativa. L’intervento agisce su quel tasso, riducendone l’intensità e aumentando di conseguenza il numero di permessi che le installazioni ricevono senza esborso.
Per l’Italia il quadro operativo è già in movimento, dal momento che il comitato nazionale competente ha definito nei mesi scorsi le assegnazioni preliminari per il quinquennio recependo i parametri aggiornati dalla Commissione, con il rilascio dei permessi sui conti degli operatori avviato a partire dall’estate.
La posizione dell’industria energivora e il dibattito sulla competitività
Le associazioni dei settori a consumo intensivo di energia avevano manifestato preoccupazione quando i nuovi valori di riferimento erano stati presentati, sostenendo che l’irrigidimento dei parametri avrebbe aumentato l’esposizione al costo del carbonio proprio in una fase di margini compressi e di concorrenza asiatica. Gli stessi comparti operano con impianti che richiedono calore ad alta temperatura, condizione che rende difficile la sostituzione del combustibile fossile con soluzioni elettriche o alternative.
La Commissione aveva già risposto a queste sollecitazioni in primavera modificando il criterio di calcolo per tenere conto delle emissioni indirette, correzione che secondo le stime dell’esecutivo produceva un beneficio quantificabile in circa quattro miliardi di euro di permessi aggiuntivi. Nel complesso, l’assegnazione gratuita per il periodo dovrebbe coprire in media circa tre quarti delle emissioni degli impianti inclusi nel perimetro.
Le organizzazioni ambientaliste hanno letto la decisione in chiave opposta, osservando che l’ampliamento delle quote gratuite riduce il segnale di prezzo che dovrebbe orientare gli investimenti verso tecnologie a minori emissioni e sottrae risorse ai proventi delle aste, destinati al finanziamento dei programmi di decarbonizzazione. La tensione tra protezione della base industriale e mantenimento degli incentivi alla transizione attraversa l’intero dossier climatico europeo di questa legislatura.
Il collegamento con la revisione dell’ETS e con il meccanismo alle frontiere
L’intesa raggiunta si inserisce in un percorso normativo più ampio avviato con la proposta di revisione della direttiva sul mercato del carbonio presentata dalla Commissione a luglio, testo destinato a definire le regole del sistema per il periodo successivo al 2030 e a riorganizzare il rapporto tra assegnazione gratuita e strumenti di protezione commerciale.
Il nodo che lega i due dossier riguarda il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, entrato nella fase definitiva a inizio anno e costruito sul presupposto che la protezione offerta dalle quote gratuite venga progressivamente sostituita dall’obbligo di acquisto di certificati imposto agli importatori. Nei settori coperti da quel meccanismo la riduzione dell’assegnazione gratuita procede secondo un calendario che si estende fino al prossimo decennio.
Le attività interessate dall’accordo di questa settimana si collocano in larga parte al di fuori del perimetro coperto dal meccanismo alle frontiere, che riguarda cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, energia elettrica e idrogeno. La distinzione spiega la scelta di intervenire sui parametri residuali, dove la protezione dalla concorrenza extraeuropea non trova altri strumenti disponibili.
I passaggi successivi verso l’entrata in vigore dei nuovi parametri
La definizione della posizione del Consiglio rappresenta soltanto uno dei due mandati necessari ad avviare il negoziato interistituzionale, poiché il confronto sul testo finale potrà iniziare quando il Parlamento europeo avrà adottato la propria linea attraverso le commissioni competenti e il voto in sessione plenaria.
I tempi di questa fase condizionano l’applicazione pratica della misura, dal momento che le assegnazioni per l’anno in corso sono già state calcolate secondo i parametri vigenti e che l’eventuale incremento dovrà essere gestito attraverso conguagli sugli esercizi successivi. Le imprese interessate si trovano quindi a pianificare gli acquisti di permessi sul mercato in condizioni di incertezza riguardo alla quantità che riceveranno a titolo gratuito nei prossimi anni.
Sul piano operativo, i responsabili energia degli impianti soggetti al sistema devono continuare a monitorare le comunicazioni del comitato nazionale e le pubblicazioni nel registro dell’Unione, dove le variazioni delle assegnazioni si traducono in movimenti sui conti aziendali che incidono direttamente sulla programmazione finanziaria dell’esercizio.
