Prezzi alla produzione in salita: come il caro energia rischia di pesare sulle imprese
Gli ultimi numeri pubblicati dall’Istat sui prezzi alla produzione dell’industria descrivono un’estate difficile per le aziende italiane, che ad agosto si sono trovate a vendere i propri beni a listini più alti di quasi l’11% rispetto a un anno prima, spinte in gran parte dall’aumento dei costi energetici e in particolare di carburanti e derivati del petrolio.
Chi guarda a questi dati con maggiore apprensione sono i consumatori, perché i rincari che oggi colpiscono le fabbriche e le imprese di servizi hanno la tendenza a raggiungere, con qualche mese di ritardo, anche il carrello della spesa e le bollette di casa. Vediamo perché questo indicatore viene seguito con tanta attenzione, quali settori stanno soffrendo di più e che cosa potrebbe cambiare per i bilanci familiari fra l’autunno e l’inverno.
Perché i prezzi alla produzione anticipano l’andamento dell’inflazione
Quando l’Istat misura i prezzi alla produzione registra quanto le imprese incassano per i beni che escono dai loro stabilimenti, prima che passino per la distribuzione e arrivino al consumatore finale, e proprio per questa posizione a monte della filiera l’indice viene considerato un segnale anticipatore di quello che accadrà ai prezzi pagati dalle famiglie.
Il meccanismo è piuttosto intuitivo, perché un’azienda che paga di più l’energia, le materie prime o i semilavorati acquistati dai fornitori cerca di recuperare la differenza aumentando i propri listini, e chi compra da lei fa lo stesso con i propri clienti, finché il rincaro arriva sullo scaffale. I tempi di questo passaggio variano da settore a settore: per carburanti e tariffe energetiche la trasmissione è rapida, mentre per i beni che richiedono lavorazioni lunghe, come i prodotti alimentari trasformati o gli elettrodomestici, gli effetti possono emergere anche a distanza di parecchi mesi.
Per chi vuole seguire da vicino questi movimenti, i comunicati mensili dell’Istat distinguono l’andamento del mercato interno da quello estero e separano la componente energetica da tutto il resto, e proprio questa seconda distinzione permette di capire quanto dell’aumento dipenda dall’energia e quanto invece da tensioni che riguardano l’intera economia.
Nel caso di agosto la risposta è abbastanza netta, perché escludendo l’energia la crescita dei listini industriali resta su valori molto più contenuti, vicini a quelli degli ultimi mesi.
L’impatto del caro energia sui costi delle imprese
Fra tutti i comparti monitorati dall’Istat quello che ha fatto segnare la variazione più impressionante è il petrolifero, dove i prezzi praticati dalle imprese sono cresciuti di circa due terzi in dodici mesi, mentre per la fornitura di elettricità e gas l’aumento annuo ha superato di poco un quarto, due dinamiche che finiscono per riflettersi su praticamente ogni attività produttiva.
Per una PMI manifatturiera il conto dell’energia si traduce in costi più alti per far funzionare macchinari e forni, per climatizzare i reparti e per movimentare merci su strada, voci che nei settori energivori come la ceramica, la carta, la chimica o la siderurgia arrivano a incidere in modo pesante sul costo finale del prodotto. Le aziende che non hanno contratti di fornitura a prezzo bloccato si trovano esposte in pieno alle oscillazioni del mercato e hanno margini ridotti per assorbirle senza ritoccare i listini.
I dati sul fatturato di luglio, diffusi insieme a quelli sui prezzi, aggiungono un elemento che le imprese conoscono bene, perché mostrano per l’industria un calo delle quantità vendute accompagnato da una crescita dei ricavi in valore. In pratica le aziende incassano di più vendendo meno, e questo significa che i bilanci possono apparire in salute anche mentre la domanda rallenta, una situazione che nel medio periodo rischia di tradursi in ordini più bassi, in una minore propensione a investire e, nei casi più delicati, in difficoltà per l’occupazione.
Cosa cambia per la spesa delle famiglie nei prossimi mesi
Sul fronte dei consumi le prime conseguenze potrebbero diventare visibili già con il dato di settembre sull’inflazione, che secondo le previsioni raccolte da Bloomberg dovrebbe salire di alcuni decimali e portarsi intorno al 3,7%, contro il 3,3% di agosto, confermando una tendenza al rialzo che interessa anche altri Paesi europei, a partire dalla Spagna, dove la crescita dei prezzi ha già superato abbondantemente il 4%.
Non tutti i capitoli di spesa sono però colpiti allo stesso modo, perché ad agosto i listini dei beni di uso quotidiano sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre per i beni durevoli, come mobili, elettrodomestici e automobili, si è visto un aumento più deciso. Per le famiglie questo significa che la pressione si concentra per ora sugli acquisti programmati e sulle spese per energia e trasporti, con la possibilità che i rincari si estendano più avanti anche agli alimentari e ai prodotti per la casa, man mano che i costi sostenuti dall’industria arrivano a valle.
Chi deve gestire il budget familiare può tenere d’occhio due strumenti in particolare, cioè il cosiddetto carrello della spesa pubblicato ogni mese dall’Istat, che raccoglie alimentari e beni per la cura della persona e della casa, e gli aggiornamenti dell’ARERA sulle condizioni economiche di luce e gas, utili per capire quando conviene valutare un cambio di offerta o una tariffa a prezzo fisso. Anche gli affitti meritano attenzione, dato che molti contratti prevedono l’adeguamento annuale in base all’indice dei prezzi calcolato dall’Istat per le famiglie di operai e impiegati.
Bollette e bollo auto, la posizione delle associazioni dei consumatori
Fra le prime realtà a commentare i dati c’è stata l’Unione Nazionale Consumatori, che ha letto l’aumento dei listini industriali come l’anticipo di un periodo complicato per i prezzi al dettaglio, avvertendo che il peso di questi rincari ricadrà presto sulle famiglie e definendo la situazione allarmante.
L’associazione ha colto l’occasione anche per contestare una scelta del Governo, cioè lo stanziamento di 2,3 miliardi di euro per alleggerire il bollo auto: secondo l’Unc quella cifra avrebbe prodotto effetti più utili se fosse stata usata per ridurre il costo delle bollette di elettricità e gas, a beneficio sia dei nuclei familiari sia delle imprese, visto che è proprio l’energia la voce che sta trainando la crescita dei prezzi.
Il confronto sulle misure da adottare per contenere il caro bollette è destinato a proseguire nelle prossime settimane, con le associazioni dei consumatori che chiedono interventi mirati sulle tariffe prima che l’arrivo della stagione fredda faccia aumentare i consumi di riscaldamento.
