Mercato europeo dei camion, flotte in espansione e apertura verso i costruttori cinesi
Gli operatori del trasporto merci del continente guardano ai prossimi tre anni con aspettative di crescita che non si vedevano da diverse stagioni, e le intenzioni di acquisto raccolte tra i gestori di flotte segnalano una disponibilità a rinnovare il parco veicoli che riguarda sei operatori su dieci. La fotografia arriva da una rilevazione condotta da Bain & Company su oltre cinquecento aziende attive in Regno Unito, Germania, Francia, Polonia e Italia, confluita nell’edizione 2026 dell’European Truck Market Outlook.
Il dato italiano si colloca sopra la media continentale, dal momento che più del settanta per cento dei rispondenti nazionali dichiara di prevedere un ampliamento della propria flotta, posizione di testa che gli analisti collegano all’età media dei mezzi circolanti sulle strade del Paese, superiore a quella registrata negli altri mercati coinvolti nell’indagine. Sul fronte opposto, la quota di chi si attende una contrazione del parco resta al di sotto del dieci per cento.
La disponibilità a investire si accompagna a una mobilità delle preferenze che coinvolge tanto le alimentazioni quanto i marchi, con un operatore su tre che si dichiara pronto a cambiare fornitore e con un’attenzione verso i costruttori asiatici destinata a modificare gli equilibri competitivi del settore.
Composizione attesa delle flotte tra diesel ed elettrico al 2030 e al 2035
Nelle risposte degli operatori italiani il gasolio conserva una posizione dominante sul breve periodo, indicato da quasi la metà del campione come alimentazione di riferimento per gli acquisti immediati, condizione che riflette la maturità della tecnologia e la presenza di una rete di rifornimento capillare.
Le proiezioni raccolte per il 2035 collocano i veicoli a batteria al trentadue per cento del parco atteso, valore che si affianca a quello del diesel fermo al trentuno per cento e che segnala il superamento della soglia oltre la quale l’elettrificazione smette di rappresentare una nicchia sperimentale. La transizione appare quindi programmata dagli operatori stessi nelle proprie previsioni di rinnovo, con un ritmo che colloca il punto di equilibrio verso la metà del prossimo decennio.
Guardando agli acquisti di mezzi nuovi, le indicazioni raccolte stimano che le motorizzazioni termiche copriranno circa la metà delle immatricolazioni entro il 2030 per poi scendere a un terzo nei cinque anni successivi. Le soluzioni ibride, che in altri comparti del trasporto hanno svolto una funzione di passaggio, perdono terreno nelle preferenze dichiarate, segnale di un orientamento che salta la fase intermedia e si muove direttamente verso la trazione a batteria per le applicazioni compatibili.
Le barriere che rallentano l’adozione dei camion elettrici a batteria
Gli ostacoli indicati dagli operatori riguardano in primo luogo la disponibilità di punti di ricarica accessibili al pubblico lungo le direttrici del trasporto merci, carenza che condiziona la pianificazione delle missioni sulle medie e lunghe percorrenze e che nessun investimento aziendale in infrastruttura privata riesce a compensare interamente. La copertura della rete resta disomogenea tra i Paesi coinvolti nell’indagine e all’interno degli stessi territori nazionali.
Il prezzo di acquisto rappresenta la seconda voce indicata con frequenza, perché il differenziale rispetto a un veicolo tradizionale di pari portata incide sulla struttura finanziaria delle imprese di autotrasporto, comparto caratterizzato in Italia da una prevalenza di operatori di piccole dimensioni con margini contenuti. Il ragionamento sul costo totale di esercizio, che tiene conto del risparmio sull’energia e sulla manutenzione, non sempre riesce a superare la barriera dell’esborso iniziale quando l’accesso al credito è limitato.
Completano il quadro delle difficoltà la ridotta flessibilità operativa dei mezzi elettrici, legata all’autonomia e alla necessità di programmare le soste in funzione della disponibilità di ricarica, e la durata delle operazioni di rifornimento, che sottrae al veicolo ore altrimenti impiegabili in servizio. Queste due voci pesano in modo particolare sulle flotte che operano su percorsi variabili e su commesse assegnate con poco preavviso.
I produttori cinesi sul mercato europeo dei camion e il segmento dei veicoli medi
L’ingresso strutturato dei costruttori asiatici nel comparto dei veicoli industriali europei non si è ancora tradotto in quote di mercato significative, ma i contatti commerciali sono già avvenuti per una quota consistente degli operatori intervistati, con circa un terzo del campione che riferisce interazioni con case cinesi e si dichiara disponibile a valutarne l’acquisto entro tre anni. La leva che orienta questo interesse è di natura economica e riguarda il posizionamento di prezzo delle proposte asiatiche.
L’apertura risulta più marcata tra i gestori di flotte di dimensioni intermedie, segmento che combina volumi di acquisto sufficienti a giustificare una valutazione strutturata con una minore rigidità nelle politiche di fornitura rispetto ai grandi gruppi logistici, spesso vincolati da accordi quadro pluriennali con i costruttori storici.
Due ambiti emergono come possibili punti di ingresso per i nuovi entranti, ossia i veicoli di media portata e le motorizzazioni elettriche, aree nelle quali il vantaggio accumulato dai marchi europei risulta meno consolidato rispetto ai trattori stradali di alta gamma. Sul fronte della trazione a batteria, la filiera cinese dispone di una posizione consolidata nella produzione di celle e sistemi di accumulo che si riflette sul costo del veicolo completo.
Fedeltà ai marchi in calo e differenze tra mercati domestici ed esportazione
L’indicatore che misura la propensione degli operatori a raccomandare il proprio fornitore ha registrato una flessione di ventuno punti rispetto alla rilevazione del 2022, arretramento che investe il settore nel suo complesso e che indica un indebolimento del legame tra flotte e costruttori. Il dato assume rilievo perché precede di poco una fase di rinnovo dei parchi veicoli, momento in cui le posizioni acquisite vengono messe alla prova.
Nella classifica per marchio le posizioni di vertice sono occupate da Volvo, Scania e Mercedes-Benz, con graduatorie che variano in funzione del Paese considerato e del profilo dimensionale della clientela, elemento che suggerisce strategie commerciali differenziate anziché una gerarchia valida su tutto il continente. La stessa rilevazione evidenzia un vantaggio sistematico dei costruttori nei mercati di origine, quantificato in circa venti punti dell’indicatore rispetto ai territori di esportazione.
La combinazione tra fedeltà in arretramento, disponibilità dichiarata al cambio di fornitore e curiosità verso i nuovi entranti descrive una fase in cui le quote di mercato risultano meno protette di quanto la struttura tradizionale del settore lasciasse presumere. Per i costruttori europei il rinnovo dei parchi previsto nel prossimo triennio rappresenta quindi un passaggio nel quale le relazioni consolidate con le flotte vengono rimesse in discussione insieme alle scelte tecnologiche.
