Iperammortamento 2026: 4,75 miliardi comunicati al GSE
Il portale del GSE attraverso cui si prenota la maggiorazione ha chiuso i primi due mesi di attività con poco meno di quindicimila pratiche depositate, riferite a programmi di acquisto per 4,75 miliardi di euro.
La rilevazione copre il periodo compreso fra il 12 giugno e il 13 agosto 2026 e fotografa posizioni che si trovano in stadi diversi dell’iter, dalla semplice manifestazione di interesse fino agli acquisti già ordinati e pagati in acconto.
Prenotazioni iperammortamento 2026 sulla piattaforma GSE
Sono bastati 10 giorni di apertura perché il MIMIT contasse 3.355 pratiche per un valore che oltrepassava già 1,25 miliardi di euro, cifra sulla quale si sono innestati nelle settimane seguenti altri 3,5 miliardi circa fino ad arrivare al totale rilevato a ferragosto. La sosta estiva non ha prodotto alcun rallentamento apprezzabile nei depositi.
Dal rapporto tra importo complessivo e numero di pratiche emerge un valore unitario che si aggira sui 317mila euro, utile a dare una misura del flusso ma poco indicativo se si guarda alla singola azienda.
Nulla impedisce infatti a una stessa società di aprire più posizioni sul portale, perché riferite a macchinari differenti o a fasi distinte dello stesso programma industriale, e gli importi dichiarati in apertura di pratica possono cambiare mentre l’istruttoria procede.
Ciò che il sistema ha registrato finora corrisponde a un’intenzione di spesa formalizzata secondo i requisiti normativi, cui non corrisponde ancora alcun esborso verificato. Le pratiche aperte precedono di parecchio i progetti che raggiungeranno il traguardo, e lo scarto fra le due quantità diventerà visibile quando le aziende trasmetteranno la comunicazione finale, l’adempimento che cristallizza il costo sostenuto sul quale si applica la maggiorazione.
Su quel valore andranno poi innestate la fascia di importo in cui ricade ciascun acquisto, la durata dell’ammortamento e la condizione reddituale di chi ha investito, variabili che decidono quanto beneficio arrivi davvero a destinazione e in quale arco temporale.
Comunicazione di conferma al GSE: ordini accettati e acconto del 20%
Superano la fase iniziale investimenti per 2,27 miliardi di euro, quasi metà del valore complessivamente prenotato, mentre si fermano intorno ai 2,96 miliardi le posizioni che non hanno ancora compiuto il passo successivo. Fra le pratiche entrate nello stadio di conferma se ne contano 1.297 riconducibili ad altrettante aziende, per 485 milioni di euro.
Arrivare a questo punto della procedura comporta oneri sostanziali, poiché l’articolo 3 del Decreto interministeriale MIMIT-MEF del 7 maggio 2026 chiede che gli ordini risultino accettati dalla controparte e che sia stato versato un anticipo non inferiore al 20% del prezzo di ogni singolo bene. Chi compare in questa colonna ha quindi movimentato denaro verso i propri fornitori, non soltanto compilato un modulo.
Trasferendo la soglia minima sull’intero ammontare confermato si ricava una grandezza vicina ai 454 milioni di euro di anticipi. Il conteggio ha valore puramente indicativo e riguarda le sole compravendite ordinarie, dal momento che le condizioni contrattuali possono prevedere versamenti ben più consistenti del minimo richiesto dalla norma, ma serve a quantificare la distanza economica fra i due stadi della procedura.
Regole autonome governano invece le operazioni concluse in leasing finanziario, dove gli obblighi di comunicazione si agganciano alla firma del contratto e all’impegno che la società concedente assume nei confronti dell’utilizzatore, senza che la percentuale del 20% operi con lo stesso meccanismo previsto per l’acquisto diretto.
Beni materiali digitali e software dell’Allegato V nella composizione delle richieste
Guardando alla tipologia dei beni prenotati si incontra uno sbilanciamento notevole verso i beni materiali digitali, che coprono all’incirca il 98% degli importi. Riportata sul totale, la percentuale corrisponde a un valore indicativo di 4,65 miliardi di euro assorbiti da macchinari, impianti e attrezzature dotati dei requisiti di interconnessione previsti dalla disciplina.
Ai programmi informatici e agli interventi con finalità energetica spetta pertanto una porzione minima delle pratiche depositate in questa prima finestra. Per la componente immateriale il riferimento resta l’Allegato V alla Legge n. 199/2025, che stabilisce quali funzionalità debba possedere un software industriale per accedere alla maggiorazione e circoscrive il perimetro delle soluzioni riconosciute.
Maggiorazione del 180% e risparmio IRES sugli investimenti agevolati
Trattandosi di costi sostenuti dalle imprese, i 4,75 miliardi prenotati non esprimono in alcun modo la somma che lo Stato rinuncia a incassare, la quale nasce invece dalla deduzione aggiuntiva che ciascun bene genera lungo il proprio ammortamento. Confrontare quel dato con i 9,8 miliardi indicati dal MIMIT per il nuovo Piano significa sovrapporre due contabilità che non comunicano.
Prendendo un macchinario da 1 milione di euro collocato per intero nel primo scaglione, la maggiorazione del 180% porta la deduzione supplementare a 1,8 milioni rispetto al valore fiscalmente riconosciuto del bene.
Quando l’acquirente è una società IRES con aliquota al 24% e con imponibile capiente, quella deduzione si traduce in un minor prelievo nominale di 432mila euro, spalmato sull’intera durata del piano di ammortamento.
Un solo acquisto produce dunque tre cifre diverse fra loro, il prezzo pagato dall’azienda, l’incremento contabile del costo e il minor gettito erariale, e soltanto l’ultima interessa a chi deve valutare la tenuta finanziaria della misura.
Il risultato varia poi da contribuente a contribuente, perché dipende dalla capacità di assorbire la deduzione e dai coefficienti applicabili al bene acquistato.
Monitoraggio MEF degli oneri e convivenza con il credito Transizione 5.0
Spetta al Ministero dell’Economia e delle Finanze, per effetto dell’articolo 1, comma 436, della Legge n. 199/2025, verificare che gli effetti finanziari dell’agevolazione rimangano allineati alle previsioni, utilizzando le informazioni che GSE e MIMIT gli trasmettono.
Nel caso in cui gli scostamenti superino gli effetti attesi entrano in gioco i commi da 12-bis a 12-quater dell’articolo 17 della Legge 31 dicembre 2009, n. 196 sulla contabilità pubblica.
Rispetto al credito Transizione 5.0, dove ogni domanda immobilizzava un importo determinato all’interno di una dotazione destinata a consumarsi, l’architettura scelta per il nuovo Piano rovescia completamente l’impostazione: l’azienda incrementa il valore fiscale del bene e recupera il vantaggio attraverso le quote di ammortamento oppure i canoni di locazione finanziaria.
Ne discende l’impossibilità di consultare un contatore pubblico per calcolare quanto resta, perché non esiste alcun plafond da cui sottrarre le prenotazioni via via depositate.
Misurare la pressione effettiva sull’agevolazione richiederà i dati sugli investimenti portati a termine, sulle maggiorazioni riconosciute, sulla ripartizione degli importi fra le fasce e sulle stime di gettito elaborate in sede di monitoraggio.
Continuano intanto a coesistere le due discipline per le situazioni maturate in precedenza, dato che le imprese escluse dalla copertura finanziaria del Piano esauritosi nel 2025 mantengono la possibilità di rientrare nel credito riconosciuto alle pratiche già giudicate ammissibili, secondo regole separate da quelle valide per i nuovi acquisti.
