IA nelle imprese: cresce l’adozione, con voucher camerali e fondi Simest
La quota di piccole e medie imprese italiane che dichiarano di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale è salita dal 13,1% al 19,5% nel passaggio dal 2024 al 2025, secondo l’elaborazione condotta da Dintec per Unioncamere su oltre ventimila questionari di autovalutazione compilati presso i Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio.
Il dato riguarda una platea che ha scelto volontariamente di misurare il proprio livello di maturità tecnologica, e per questo si presta a essere letto come indicatore di tendenza, con i limiti di rappresentatività propri di un campione autoselezionato.
Lo stesso questionario, noto come SELFI 4.0, costituisce il requisito di accesso ai contributi camerali per la doppia transizione digitale ed ecologica, già attivi in diverse province, mentre dalle ore 9 del 21 settembre le imprese con attività sui mercati esteri possono presentare domanda a Simest per un finanziamento agevolato dedicato agli investimenti in intelligenza artificiale.
Le due misure si rivolgono a profili aziendali differenti e attingono al medesimo massimale previsto dalla disciplina europea sugli aiuti de minimis, circostanza che richiede una pianificazione attenta da parte di chi intende utilizzarle entrambe nel corso dello stesso triennio.
Diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese per settore di attività
La lettura per comparto restituisce un quadro in cui i servizi mantengono la posizione di testa, con una percentuale di imprese utilizzatrici passata dal 19,1% al 25,9%, mentre l’industria registra la crescita più consistente in punti percentuali, raddoppiando la propria quota dal 6,2% al 13,6% nell’arco di dodici mesi.
Il divario tra i due settori resta ampio, ma la velocità del recupero manifatturiero suggerisce che le applicazioni legate ai processi produttivi, dal controllo qualità alla pianificazione, stanno trovando spazio anche al di fuori dei grandi gruppi industriali.
Le imprese riconducibili alle filiere del Made in Italy si collocano all’11%, dopo essere partite dal 6,3%, il commercio si attesta al 13% e l’agricoltura, pur restando il comparto con il livello di adozione più basso, è salita dal 5,2% all’8,1%.
Il confronto con le statistiche ufficiali richiede cautela metodologica, poiché la rilevazione Istat, che attribuisce all’intelligenza artificiale una diffusione del 16,4%, considera le imprese con almeno dieci addetti e scende al 15,7% se si isolano le sole piccole e medie imprese, mentre il dato camerale deriva da aziende che hanno scelto di sottoporsi all’autodiagnosi. Le due misurazioni rispondono quindi a perimetri diversi e convergono nell’indicare un’adozione compresa tra il 15 e il 20 per cento circa delle imprese.
Il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, ha descritto l’attuale stadio come una fase di prima applicazione della tecnologia nelle aziende, indicando nei voucher, nei laboratori di sperimentazione e nei percorsi formativi gli strumenti con cui accompagnare le realtà di dimensioni minori verso un utilizzo strutturato.
Voucher Doppia Transizione e autodiagnosi SELFI 4.0 come requisito di accesso
Il collegamento tra la rilevazione statistica e gli incentivi passa per il SELFI 4.0, questionario gratuito che l’impresa compila online in autonomia sul portale dei Punti Impresa Digitale e che restituisce un rapporto con il punteggio di maturità digitale complessivo e quello riferito ai singoli processi aziendali. Il test deve risultare completato nei tre mesi che precedono la presentazione della domanda, vincolo temporale da verificare prima di avviare la pratica.
Il Voucher Doppia Transizione dispone di una dotazione nazionale di 150 milioni di euro per il periodo 2026-2029 e concede contributi a fondo perduto, inquadrati nel regime de minimis, per l’acquisto di tecnologie tra cui rientrano le soluzioni di intelligenza artificiale, oltre che per consulenze specialistiche e attività formative.
Possono accedervi le micro, piccole e medie imprese iscritte al Registro delle imprese, in regola con il versamento del diritto annuale e con la regolarità contributiva attestata dal DURC.
La procedura si svolge sulla piattaforma ReStart di InfoCamere, aperta alla precompilazione dall’8 luglio 2026, alla quale si accede tramite SPID, CNS o CIE e che richiede firma digitale e casella PEC.
L’assegnazione delle risorse segue l’ordine cronologico di invio all’interno della finestra fissata da ciascuna Camera, e la precompilazione, pur consentendo di preparare con anticipo allegati e dichiarazioni, non attribuisce alcuna priorità nella graduatoria.
Prima di impostare la domanda occorre inoltre accertare che la propria Camera di commercio abbia aderito al bando nazionale, poiché percentuali di copertura, massimali e calendari vengono stabiliti dai singoli avvisi territoriali.
Calendari e importi dei bandi camerali nei diversi territori
L’articolazione territoriale della misura produce differenze rilevanti tra un’area e l’altra, sia nella percentuale di copertura della spesa sia nel contributo massimo erogabile, al punto che due imprese con un progetto analogo possono ottenere importi molto distanti a seconda della Camera di commercio di appartenenza.
A Roma la finestra di invio si è aperta il 15 settembre e si chiude alle ore 14 del 22 settembre, con un contributo pari al 70% della spesa ammessa, un investimento minimo di 3.000 euro e un importo base fino a 10.000 euro, che può salire a 11.500 euro sommando le maggiorazioni riservate al rating di legalità, alla certificazione della parità di genere e all’impresa giovanile. Nel territorio romano, dove la dotazione dell’edizione 2026 ammonta a 10 milioni di euro, le risorse dell’anno precedente erano state impegnate nei primi minuti dall’apertura dello sportello.
Nelle Marche l’invio delle domande prenderà avvio alle ore 10 del 30 settembre 2026, mentre la Camera di Venezia Rovigo ha aperto la propria finestra il 27 luglio con contributi al 70% fino a 6.000 euro. In Lombardia il click day si è svolto il 28 luglio con una copertura del 50% e un massimale di 10.000 euro, parametri che confermano come l’intensità dell’aiuto vari in misura sensibile anche tra territori dotati di tessuti produttivi paragonabili.
Per le imprese interessate il passaggio operativo consiste nel consultare l’avviso della propria Camera, verificare la disponibilità residua delle risorse nei territori in cui lo sportello è già stato aperto e predisporre la documentazione con anticipo nelle aree in cui la finestra deve ancora partire, tenendo presente che la validità trimestrale del SELFI 4.0 può scadere se il questionario viene compilato con eccessivo anticipo rispetto alla data di invio.
Finanziamento agevolato Simest per investimenti in IA delle imprese esportatrici
Le imprese attive sui mercati esteri possono richiedere a Simest un finanziamento agevolato dedicato agli investimenti in intelligenza artificiale, attingendo a una sezione da 200 milioni di euro dello strumento Transizione digitale o ecologica, alimentato dal Fondo 394/81 che la società gestisce in convenzione con il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.
L’accesso è riservato alle aziende che realizzano all’estero almeno il 3% del fatturato, con un’apertura verso le imprese subfornitrici di esportatori, e richiede la disponibilità di due bilanci depositati. Il perimetro delle spese ammissibili comprende:
- infrastrutture in cloud e capacità di calcolo;
- software e piattaforme di intelligenza artificiale;
- integrazione con i sistemi gestionali ERP e CRM;
- cybersecurity;
- adeguamento ai requisiti dell’AI Act;
- certificazioni, formazione del personale e inserimento di figure con competenze specialistiche.
Il finanziamento ha una durata massima di otto anni, di cui due di preammortamento, prevede un anticipo fino al 50% dell’importo concesso e include una quota a fondo perduto fino al 10%, entro il limite di 100.000 euro.
L’importo minimo richiedibile è di 10.000 euro, mentre il massimo non può superare il 35% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci, con un tetto di 500.000 euro per le microimprese e di 2,5 milioni di euro per le piccole e medie imprese.
Una condizione di maggior favore riguarda le imprese che hanno subito ripercussioni dal conflitto nell’area del Golfo Persico, per le quali la quota a fondo perduto sale fino al 20%, e fino al 30% nel caso delle PMI, a condizione che la domanda venga presentata entro il 31 dicembre 2026.
Plafond de minimis e scelta dello strumento in base al profilo aziendale
Il voucher camerale e l’agevolazione Simest rientrano entrambi nel regime de minimis disciplinato dal regolamento (UE) 2023/2831, che fissa per ciascuna impresa un massimale di 300.000 euro di aiuti nell’arco di tre anni mobili, e il calcolo del plafond comprende sia le quote a fondo perduto sia il valore dell’aiuto implicito nel tasso agevolato dei finanziamenti. Le aziende che hanno già beneficiato di altre misure nel triennio devono quindi verificare il margine disponibile sul Registro nazionale degli aiuti di Stato prima di cumulare i due strumenti.
Il voucher si adatta alle micro e piccole imprese che programmano investimenti contenuti, nell’ordine di poche migliaia di euro, in software, consulenza o formazione, mentre il finanziamento Simest risponde alle esigenze di aziende con una componente esportatrice consolidata e progetti a partire da 10.000 euro, per i quali la durata del rimborso e la quota a fondo perduto rendono sostenibili interventi di dimensione più ampia. Gli studi professionali non iscritti al Registro delle imprese restano esclusi dal contributo camerale e devono verificare i requisiti soggettivi previsti dagli altri strumenti.
Per gli acquisti di beni materiali e immateriali elencati negli allegati IV e V della legge 199 del 2025 resta inoltre disponibile l’iperammortamento introdotto per il 2026, applicabile agli investimenti effettuati entro il 30 settembre 2028 e subordinato alle comunicazioni al GSE e alla perizia tecnica asseverata, strumento che può affiancare le misure camerali e quelle Simest quando il progetto di intelligenza artificiale comprende componenti hardware o software rientranti negli elenchi della legge.
