Fondo di Garanzia PMI: le imprese femminili valgono l’8,5%

Fondo Garanzia PMI

Sul consuntivo 2025 dell’attività del Fondo di Garanzia PMI le pratiche riconducibili ad aziende con donne al vertice si fermano a 21.169 unità, una quota pari all’8,5% delle richieste accolte, alle quali corrispondono erogazioni per circa 2,37 miliardi di euro e coperture statali deliberate per 1,65 miliardi. Il movimento rispetto all’esercizio precedente vale lo 0,8% in più sul numero delle pratiche, variazione talmente ridotta da configurare una conferma dei livelli raggiunti.

Il termine di paragone arriva dai numeri complessivi dello strumento, che nel medesimo periodo ha dato via libera a 247.808 richieste mobilitando 45,7 miliardi di credito bancario a fronte di 31,7 miliardi di coperture deliberate. Dentro quel volume la componente femminile occupa una porzione che si è stabilizzata su valori contenuti, con caratteristiche proprie sul piano degli importi.

Quello che i dati aggregati non restituiscono a colpo d’occhio è la differenza di scala tra le operazioni delle due platee, differenza che emerge dal rapporto tra somme finanziate e pratiche istruite e che chiama in causa la struttura stessa delle imprese che si rivolgono allo sportello.

Il peso dell’imprenditoria femminile sul credito garantito nel 2025

La distanza che salta agli occhi riguarda il confronto tra due grandezze che dovrebbero muoversi in parallelo, perché le aziende con titolarità o governo femminile superano 1,3 milioni di unità e coprono all’incirca un quinto del sistema imprenditoriale italiano, mentre sulle pratiche accolte dalla garanzia statale pesano meno della metà di quella proporzione. Lo scarto tra il 20% del tessuto produttivo e l’8,5% delle operazioni misura quanta parte della platea potenziale non arriva allo strumento.

Diverse spiegazioni concorrono a produrre quel divario e riguardano tanto la composizione settoriale quanto la dimensione media delle attività coinvolte. La presenza femminile risulta concentrata nel commercio al dettaglio, nei servizi alla persona, nella ristorazione e in comparti dove prevalgono le forme individuali, contesti nei quali il ricorso al credito bancario strutturato avviene con frequenza minore rispetto alla manifattura o all’ingrosso.

Va considerato anche il canale attraverso cui la garanzia viene attivata, dato che nella maggioranza dei casi l’iniziativa parte dall’istituto di credito e non dall’impresa, la quale spesso ignora che la propria pratica sia assistita da copertura pubblica. La conseguenza è che l’accesso allo strumento dipende in larga misura dalle prassi commerciali degli sportelli e dal grado di conoscenza del meccanismo da parte di chi presenta la richiesta.

Taglia media dei finanziamenti e andamento del primo trimestre 2026

Rapportando gli importi erogati al numero delle pratiche si ottiene per le aziende femminili un valore che si aggira sui 112.000 euro a operazione, contro una media generale che sfiora i 184.000 euro, con un divario che colloca il primo dato poco sopra il 60% del secondo. La forbice descrive richieste di credito costruite su fabbisogni più piccoli, non un trattamento differenziato in sede di delibera.

A confermarlo interviene la percentuale di copertura, che si ricava dividendo l’importo garantito per quello finanziato e che restituisce il 69,6% sulle pratiche femminili a fronte del 69,4% sull’insieme delle operazioni. La coincidenza dei due valori indica che il meccanismo si comporta allo stesso modo su entrambe le platee, e sposta quindi la questione a monte, sul volume di credito che le imprese chiedono e che gli istituti sono disposti a deliberare.

Sui primi tre mesi del 2026 la rilevazione complessiva registra 60.536 pratiche accolte per un controvalore di 10,86 miliardi di credito e 7,66 miliardi assistiti da garanzia, con un numero di operazioni allineato al corrispondente trimestre precedente e volumi in arretramento del 2,9%. Il calcolo della taglia media su questi numeri porta a circa 179.000 euro, valore che segnala una tendenza al rimpicciolimento delle operazioni estesa all’intera platea e non riferibile alla sola componente femminile.

Il funzionamento della copertura statale sul rischio bancario

Il meccanismo sul quale poggia lo strumento consiste nell’assunzione da parte dello Stato di una porzione del rischio che grava sul soggetto erogante, categoria nella quale rientrano gli istituti di credito insieme ai Confidi, alle società di leasing e agli altri intermediari abilitati. L’effetto pratico si manifesta su due fronti, perché l’impresa vede ridimensionata la richiesta di garanzie personali o reali e la banca beneficia di un minore assorbimento di capitale a fronte dell’operazione deliberata.

Le regole in vigore per il 2026 differenziano la quota coperta secondo la destinazione delle somme, con un tetto che si ferma alla metà dell’importo quando il credito serve a sostenere il fabbisogno di liquidità e che sale a quattro quinti quando il finanziamento accompagna un programma di investimento documentato. Il plafond riferito a ciascun beneficiario resta invece invariato e non può superare i 5 milioni di euro.

Dal punto di vista di chi presenta la domanda quei trenta punti di differenza pesano sulla convenienza a impostare la richiesta come operazione finalizzata a un progetto specifico anziché come linea generica, perché la maggiore copertura del rischio incide sulla probabilità di ottenere il via libera e sulle condizioni economiche che l’istituto propone. Per un’azienda che sta programmando l’acquisto di attrezzature la scelta della formula contrattuale precede quindi la trattativa sul tasso.

Sezione speciale: quali imprese rientrano tra quelle a conduzione femminile

Il Fondo affianca all’operatività generale una Sezione speciale costruita con l’apporto del Dipartimento per le Pari Opportunità e rivolta alle aziende in cui la presenza femminile risulta prevalente, oltre che alle libere professioniste, con un trattamento più favorevole rispetto alla via ordinaria. L’ammissione dipende dal rispetto di soglie di composizione che variano secondo la veste giuridica assunta dall’attività.

Quando si tratta di cooperative o di società di persone il parametro richiesto riguarda la compagine sociale, che deve risultare femminile per almeno sei decimi. Nelle società di capitali il vaglio si fa più stretto e insiste su due piani contemporaneamente, perché occorre che le donne detengano non meno di due terzi delle quote e che la stessa proporzione si ritrovi nella composizione dell’organo che amministra la società. Alle ditte individuali basta invece che a condurre l’attività sia una donna.

La formulazione adottata per le società di capitali produce l’esclusione più frequente, dato che pretende la coincidenza tra assetto proprietario e assetto gestionale. Una Srl in cui la maggioranza delle quote appartiene a socie ma il consiglio di amministrazione presenta una composizione diversa non accede alla Sezione speciale, pur conservando la possibilità di utilizzare il canale generale dello strumento senza limitazioni.

Prenotazione anticipata della copertura e corsia preferenziale in istruttoria

Chi rientra nei requisiti dispone della facoltà di ribaltare l’ordine consueto dei passaggi, chiedendo la copertura direttamente al soggetto che amministra il Fondo prima ancora di aver individuato l’istituto disposto a erogare. Ottenuta risposta favorevole, l’azienda porta la delibera a una banca, a un Confidi o a una società di leasing, sui quali ricade l’onere di trasmettere la conferma nell’arco dei tre mesi successivi.

Nessun obbligo impone questo percorso e la via tradizionale resta praticabile in qualsiasi momento rivolgendosi allo sportello bancario, mentre i benefici riservati a chi passa dalla Sezione speciale consistono nell’esame anticipato della pratica rispetto alla coda ordinaria e nel venir meno della commissione una tantum che il Fondo trattiene in via generale. Il risparmio sulla commissione incide poco sui bilanci, la posizione di forza nella trattativa incide molto.

La finestra di tre mesi introduce peraltro un elemento di programmazione che va calcolato con attenzione, perché il tempo necessario a individuare l’intermediario disponibile e a definire le condizioni contrattuali consuma quel margine con rapidità, e una prenotazione lasciata scadere costringe a ripartire dall’inizio della procedura.

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