Filiera dei data center e AI: cosa cercano i nuovi campus nei fornitori industriali italiani

filiera dei data center

Chi costruisce trasformatori, circuiti di raffreddamento o strutture metalliche si trova oggi davanti a un committente che fino a pochi anni fa occupava una posizione marginale nei portafogli ordini della manifattura italiana, vale a dire il campus di calcolo progettato per addestrare ed eseguire modelli di intelligenza artificiale. La filiera dei data center ha assunto i contorni di un comparto industriale a tutti gli effetti, nel quale il valore si distribuisce tra elettromeccanica, termotecnica, opere civili, energia e servizi di gestione.

Il mercato nazionale ha iniziato a riflettere questa trasformazione sia sul piano dei capitali impegnati, con programmi riconosciuti come strategici dal ministero delle Imprese per un valore che supera i venticinque miliardi di euro, sia sul piano della domanda di energia, con richieste di allacciamento alla rete che hanno oltrepassato la soglia dei cento gigawatt.

Per le aziende manifatturiere di dimensione media la domanda rilevante riguarda il tipo di prodotto, di certificazione e di capacità produttiva che gli sviluppatori dei campus richiedono ai propri fornitori, aspetti che variano sensibilmente a seconda del segmento della catena considerato.

Costruttori elettromeccanici e continuità dell’alimentazione nei data center

La parte elettrica di un campus destinato all’intelligenza artificiale assorbe una quota consistente dell’investimento infrastrutturale, perché deve trasferire potenze dell’ordine delle decine o centinaia di megawatt fino ai singoli armadi di calcolo, gestendo picchi di assorbimento improvvisi legati al funzionamento degli acceleratori grafici. Ne deriva una domanda che interessa trasformatori di media tensione, quadri di distribuzione, condotti sbarre, sistemi di conversione in corrente continua e gruppi statici di continuità.

A questa componente si aggiunge il sistema di riserva, composto da batterie e gruppi elettrogeni dimensionati per garantire il funzionamento anche in caso di interruzione prolungata della rete, con una tendenza a sostituire il gasolio con biocarburanti come l’HVO per ridurre l’impronta emissiva delle prove periodiche e degli interventi in emergenza.

L’aspetto che rende il segmento accessibile a nuovi fornitori riguarda la saturazione della capacità produttiva esistente, poiché le apparecchiature di trasformazione e di manovra figurano, nelle analisi di McKinsey sul settore, tra quelle con i tempi di approvvigionamento più lunghi.

I grandi gruppi stanno reagendo con operazioni di acquisizione, come l’accordo raggiunto da Prysmian con l’americana Atkore o l’ingresso di ABB nella francese Advantics, attiva nella conversione in continua, mentre per le imprese di minori dimensioni lo spazio si apre nella subfornitura qualificata di carpenterie elettriche, cablaggi, componenti di protezione e assemblaggio di quadri su specifica.

Termotecnica e raffreddamento a liquido per i rack ad alta densità

La densità di potenza raggiunta dagli armadi che ospitano acceleratori di ultima generazione ha superato in molte configurazioni la capacità dei sistemi di climatizzazione ad aria, spingendo i progettisti verso soluzioni che portano il fluido refrigerante direttamente a contatto con le piastre dei processori oppure immergono i server in liquidi dielettrici.

Entrambe le architetture richiedono unità di distribuzione del refrigerante, scambiatori a piastre, pompe con elevata affidabilità, collettori, raccordi a sgancio rapido, sensori di perdita e logiche di regolazione capaci di seguire in tempo reale il carico termico.

L’efficienza del sistema di raffreddamento si misura attraverso il PUE, rapporto tra l’energia assorbita dall’intero impianto e quella consumata dalle sole apparecchiature informatiche, indicatore sul quale operatori e investitori valutano la competitività dei campus e che incide direttamente sui costi di esercizio. Ogni decimo guadagnato su questo parametro si traduce in risparmi rilevanti su impianti che lavorano senza interruzioni per l’intero anno.

La termotecnica italiana, forte di una tradizione consolidata nella refrigerazione industriale e negli scambiatori, ha già attirato l’interesse dei gruppi internazionali, come mostra il passaggio dell’azienda friulana ThermoKey sotto il controllo di Vertiv.

Un ulteriore ambito riguarda il riutilizzo del calore prodotto, sul quale la direttiva europea 2023/1791 sull’efficienza energetica impone ai data center oltre il megawatt di potenza nominale di valorizzare l’energia termica di scarto, salvo dimostrarne l’impraticabilità, con prospettive per costruttori di pompe di calore industriali, progettisti di reti di teleriscaldamento e imprese che potrebbero impiegare quel calore nei propri processi.

Rete elettrica, autorizzazioni e scelta dei siti per i data center in Italia

La localizzazione di un nuovo campus dipende in primo luogo dalla possibilità di ottenere in tempi ragionevoli una connessione di potenza adeguata, requisito che ha trasformato la mappa della rete di trasmissione nel principale strumento di selezione dei siti. Le pratiche censite da Terna sul portale dedicato hanno superato a fine agosto quota cinquecentocinquanta, per una potenza complessiva più che triplicata rispetto ai valori della fine del 2024, anche se soltanto una parte di queste iniziative arriverà alla fase di realizzazione.

Il legislatore è intervenuto con la legge 49 del 2026, di conversione del decreto Bollette, che ha introdotto criteri di priorità per gli impianti già autorizzati allo scopo di liberare la capacità di rete prenotata da progetti mai avviati, e ha previsto per i data center un procedimento autorizzativo unico, gestito dalle Regioni sotto i 300 MW e dal ministero dell’Ambiente sopra quella soglia.

La difficoltà di ottenere nuove connessioni sta orientando gli sviluppatori verso aree industriali che dispongono già di infrastrutture energetiche, scelta che ha portato Eni a destinare un proprio sito nel Pavese a un campus da mezzo gigawatt realizzato con un partner emiratino, mentre nell’area milanese è previsto un complesso di grandi dimensioni e in Sardegna un progetto di taglia ridotta integrato con impianti rinnovabili e sistemi di accumulo.

Le utility trovano in questo scenario un ruolo che va dalla fornitura alla generazione dedicata, fino alla realizzazione di microreti e alla stipula di contratti pluriennali da fonti rinnovabili.

Carpenteria, prefabbricazione e servizi di manutenzione

La costruzione dei campus di nuova generazione privilegia soluzioni industrializzate che riducono i tempi di cantiere, con moduli elettrici e termici assemblati e collaudati in stabilimento e poi trasportati in sito, approccio che sposta una parte del valore dalle imprese edili ai produttori di strutture prefabbricate e alle officine specializzate in carpenteria metallica.

La meccanica di precisione e la lavorazione della lamiera trovano spazio nella fabbricazione di armadi, telai, contenimenti per i corridoi caldi e freddi, supporti per le condotte e involucri per le apparecchiature di climatizzazione, prodotti che devono rispettare tolleranze e requisiti di compatibilità definiti dai costruttori dei sistemi informatici.

La progettazione dei data center fa riferimento alla serie di norme europee EN 50600, che disciplina infrastrutture, alimentazione, controllo ambientale e sicurezza, oltre alla classificazione Tier elaborata dall’Uptime Institute per i livelli di ridondanza.

Una volta in esercizio, i campus richiedono servizi continuativi di manutenzione degli impianti elettrici e termici, monitoraggio dei consumi, sicurezza fisica degli accessi e protezione informatica dei sistemi di controllo, attività che generano contratti pluriennali e che si prestano a essere affidate a imprese del territorio con squadre tecniche in grado di intervenire con tempi di risposta molto stretti.

Requisiti per qualificarsi come fornitore della filiera dei data center

La pressione sulla catena di approvvigionamento trova spiegazione nelle stime sul mercato mondiale, con la società di analisi Gartner che ha rivisto al rialzo le proprie proiezioni indicando per quest’anno una spesa in sistemi per data center vicina agli 822 miliardi di dollari, oltre il sessanta per cento in più rispetto all’anno precedente.

Sull’orizzonte del 2030 le valutazioni di McKinsey collocano attorno ai settemila miliardi di dollari il capitale necessario ad ampliare la capacità mondiale, con circa sette decimi della domanda riconducibili ai carichi di intelligenza artificiale.

Per entrare in questo mercato un fornitore deve affrontare percorsi di qualifica che comprendono audit sui processi produttivi, prove di affidabilità, certificazioni di prodotto e verifiche sulla solidità finanziaria, con tempi che gli sviluppatori cercano di comprimere per rispettare i cronoprogrammi dei cantieri. La disponibilità di un ufficio tecnico in grado di adattare il prodotto alle architetture dei singoli progetti pesa spesso quanto il prezzo nella selezione.

La concentrazione degli investimenti nazionali tra Lombardia e Piemonte favorisce le imprese collocate nelle stesse regioni, che possono offrire vicinanza logistica e assistenza rapida, mentre la capacità di aumentare i volumi senza allungare i tempi di consegna rappresenta il fattore che determina la possibilità di passare da forniture occasionali a rapporti ricorrenti con gli operatori dei campus.

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