Caro energia: una stangata da 29 miliardi nel 2026, pesano bollette, gas e carburanti
Il caro energia torna a preoccupare famiglie e imprese italiane. A cinque mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo Persico, le tensioni sui mercati internazionali delle materie prime continuano infatti a riflettersi sui prezzi di elettricità, gas e carburanti. Secondo le ultime stime elaborate dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, nel 2026 il costo aggiuntivo complessivo potrebbe sfiorare i 29 miliardi di euro, ipotizzando che le quotazioni energetiche rimangano ai livelli attuali fino alla fine dell’anno.
L’aumento dei costi non riguarda soltanto le bollette domestiche, ma interessa l’intero sistema economico. Dalle imprese manifatturiere alle aziende di trasporto, passando per il commercio e i servizi, il rincaro dell’energia rischia di comprimere margini e investimenti, alimentando nuove pressioni inflazionistiche e riducendo il potere d’acquisto delle famiglie.
Benzina e diesel rappresentano la voce più pesante
Secondo la CGIA, la componente più onerosa sarà quella dei carburanti. Nel corso del 2026, la maggiore spesa per benzina e diesel potrebbe raggiungere 13,6 miliardi di euro, pari a un incremento del 20,4% rispetto al 2025. Il rialzo è legato alla forte crescita delle quotazioni petrolifere registrata dopo l’apertura del conflitto nel Golfo Persico e alle ripercussioni sulle catene di approvvigionamento internazionali.
Nelle ultime settimane il prezzo medio della benzina in modalità self service si è attestato intorno a 1,91 euro al litro, mentre il diesel ha superato i 2 euro al litro, con incrementi significativi rispetto ai valori registrati prima dell’escalation militare. L’aumento dei carburanti interessa direttamente milioni di automobilisti, ma ha effetti anche sui costi della logistica, del trasporto merci e della distribuzione, che finiscono inevitabilmente per riflettersi sui prezzi di numerosi beni di consumo.
Anche elettricità e gas continuano a salire
Il rincaro non riguarda soltanto i carburanti, per l’energia elettrica la CGIA stima una maggiore spesa pari a 10,2 miliardi di euro nel 2026 (+12,9%), mentre per il gas naturale l’extra costo potrebbe raggiungere 5 miliardi di euro (+14,6%).
Dietro questi numeri si trova il forte incremento delle quotazioni all’ingrosso registrato negli ultimi mesi. Rispetto alla fine di febbraio, il prezzo dell’energia elettrica sul mercato è aumentato di oltre il 51%, passando da circa 106,7 euro a 161,2 euro per MWh. Ancora più marcata la crescita del gas naturale, salito del 71,6%, da 32,4 a circa 57 euro per MWh.
Si tratta di rincari che incidono direttamente sulle bollette di famiglie e imprese energivore, soprattutto nei comparti manifatturieri, siderurgici, chimici e della trasformazione alimentare.
Le regioni più colpite sono quelle con maggiore vocazione industriale
L’impatto economico non sarà uniforme sul territorio nazionale. Secondo le elaborazioni della CGIA, la Lombardia sarà la regione che sosterrà il costo più elevato, con un aggravio stimato in 5,4 miliardi di euro.
Seguono Emilia-Romagna, con circa 3 miliardi di euro, e Veneto, dove la maggiore spesa dovrebbe arrivare a 2,9 miliardi di euro, pari a un incremento del 15,8% rispetto allo scorso anno.
La distribuzione geografica dei rincari riflette il peso economico delle diverse aree del Paese. Le regioni con una maggiore presenza di attività manifatturiere, industriali e commerciali risultano infatti particolarmente esposte agli aumenti dei costi energetici. Sul fronte dei carburanti, invece, gli incrementi percentuali più elevati vengono stimati in alcune regioni del Mezzogiorno, dove l’aumento del costo dei rifornimenti risulta ancora più marcato rispetto alla media nazionale.
Le imprese energivore restano le più esposte
Tra i soggetti maggiormente penalizzati figurano le imprese ad alta intensità energetica. Industrie della ceramica, della carta, della chimica, della metallurgia e della lavorazione dei metalli continuano a subire l’effetto diretto dell’aumento delle quotazioni di elettricità e gas, con inevitabili ripercussioni sui margini operativi.
Anche il settore dell’autotrasporto rischia un ulteriore incremento dei costi, determinato soprattutto dal rialzo del diesel. Una dinamica che potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi finali per numerosi prodotti distribuiti sul mercato interno. Secondo la CGIA, il rischio principale è rappresentato dalla perdita di competitività delle imprese italiane rispetto ai concorrenti internazionali, soprattutto nei comparti più esposti ai consumi energetici.
Gli aiuti del Governo coprono solo una parte dei rincari
Per contenere gli effetti del caro energia, il Governo è già intervenuto con misure di sostegno pari a circa 7 miliardi di euro. Di questi, circa 5 miliardi sono stati destinati a mitigare il peso delle bollette di luce e gas, mentre 2 miliardi sono serviti per alleggerire il costo dei carburanti attraverso interventi sulle accise.
Secondo la CGIA, tuttavia, queste risorse sarebbero sufficienti a compensare soltanto circa un quarto dell’aggravio complessivo stimato per il 2026.
Per questo motivo il Governo starebbe valutando un nuovo pacchetto di interventi da ulteriori 7 miliardi di euro, che potrebbe essere inserito prima della prossima Legge di Bilancio, subordinatamente alla possibilità di ottenere maggiore flessibilità sui conti pubblici da parte dell’Unione Europea.
Il dibattito sul mercato europeo dell’energia
Tra le proposte tornate al centro del confronto figura anche il cosiddetto disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica. Secondo numerosi osservatori, l’attuale meccanismo del mercato europeo rende il prezzo dell’elettricità particolarmente sensibile alle oscillazioni del gas naturale, amplificando gli effetti delle crisi geopolitiche.
La CGIA chiede inoltre un maggiore coinvolgimento delle istituzioni europee, ricordando che durante la crisi energetica successiva all’invasione russa dell’Ucraina Bruxelles aveva autorizzato strumenti straordinari, come il tetto temporaneo al prezzo del gas e il contributo sugli extraprofitti delle società energetiche.
L’evoluzione del caro energia dipenderà in larga misura dall’andamento della situazione geopolitica e dalla stabilità dei mercati internazionali delle materie prime. Se le quotazioni dovessero mantenersi sugli attuali livelli fino alla fine dell’anno, il conto complessivo stimato dalla CGIA potrebbe effettivamente avvicinarsi ai 29 miliardi di euro, con effetti significativi sia sui bilanci delle famiglie sia sulla competitività del sistema produttivo italiano.
Per imprese e consumatori, la seconda parte del 2026 si preannuncia quindi ancora caratterizzata da una forte attenzione ai costi dell’energia, mentre il dibattito politico resta concentrato sulle misure necessarie per limitare gli effetti di una volatilità che continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per l’economia nazionale.
